La tredicesima fatica di Ercole

In una scena della fiction “Sant’Agostino”, trasmessa qualche giorno fa da Rai Uno, si vede un Agostino trentenne, in piena forma, che affronta Valentiniano II, un ragazzino di 13 anni a capo dell’impero romano di Occidente. Pur protetto e consigliato dalla madre Giustina, il giovanissimo imperatore suscita tenerezza nello scontro con personaggi ben più virili di lui, come il vescovo Ambrogio. Lo sceneggiato continua poi con la vita di Agostino, che morirà all’età di 75 anni. Non ci dice invece che, dopo sette anni dall’episodio raffigurato, Valentiniano morirà impiccato.
Non si sa se si suicidò o se fu ucciso dal capo dell’esercito: Arbogaste. Questo potente generale di origine franca, mentre da un lato riusciva a difendere l’Occidente dagli assalti dei barbari, dall’altro aveva di fatto il potere nelle sue mani. Non appena se ne presentava l’occasione, umiliava il povero Valentiniano. Sua madre era ormai morta e l’unico che poteva aiutarlo era l’imperatore d’Oriente, troppo lontano. Forse l’ipotesi del suicidio è proprio vera.

Ora arriviamo al nocciolo di questo articolo.

Arbogaste, non essendo romano, non poteva autoproclamarsi imperatore. Allora proclamò come tale un certo Eugenio, patrizio romano. Quest’ultimo, nominalmente di religione cristiana, era stato convinto dai suoi amici senatori a ricostituire l’antico paganesimo e l’antica VIRTUS ROMANORUM. Adesso sì c’era vero contrasto col vescovo Ambrogio.
Una scena della fiction mostra le guardie di Valentiniano che disperdono con la forza i fedeli di Ambrogio. Si tratta però di una lotta interna al Cristianesimo: Ariani (sostenuti da Giustina) contro Cattolici (guidati da Ambrogio). Invece Eugenio vuole portare alla riscossa il vecchio Politeismo, vuole vendicarne la precedente sconfitta ad opera di Costantino!
Il paganesimo è ancora forte in Occidente, dove i Cristiani costituiscono solo il 20% della popolazione. In Oriente, dove i Cristiani ne costituiscono il 50%, il paganesimo è definitivamente sconfitto e viene anche perseguitato.
L’imperatore d’Oriente, Teodosio, non solo è un fervente cattolico, ma ha Ambrogio come guida spirituale ed è pure cognato del defunto Valentiniano, che Ambrogio ritiene sia stato ucciso da Arbogaste. A questo punto la guerra è inevitabile.
Teodosio si muove verso l’Italia con un forte esercito, aiutato da 20.000 combattenti Visigoti e dai caucasici della Georgia.
Eugenio si attesta ai confini orientali dell’Italia, in una valle dell’odierna Slovenia. Il suo esercito, altrettanto forte, è capitanato da Arbogaste edfarnese-head_red.jpg è formato da combattenti Franchi e dalle legioni della Gallia. Fa erigere sul campo una statua del dio Giove, mentre l’immagine di Ercole viene issata su tutti gli stendardi.
Il 5 settembre 394, Teodosio manda all’attacco i suoi alleati Visigoti, sperando che siano loro a sostenere le perdite maggiori. Infatti gli attaccanti vengono decimati dagli uomini di Arbogaste, mentre viene ucciso anche il capo dei Georgiani. L’esercito di Teodosio subisce gravi perdite e deve ritirarsi nell’accampamento.
Arbogaste , sicuro di ottenere una vittoria decisiva l’indomani, nottetempo manda un contingente alle spalle dei nemici per bloccarne la ritirata. Sempre quella notte, si dice che Teodosio si raccolga in preghiera per ottenere l’aiuto di Dio.
L’indomani si alza un impetuosissimo vento di Bora che colpisce in pieno i soldati di Arbogaste e solleva nuvole di polvere nei loro occhi. Il vento è talmente eccezionale che devia le frecce scagliate dagli Occidentali, che vanno a colpire i loro stessi commilitoni. A questo fenomeno inatteso, si aggiunge la notizia che il contingente inviato da Arbogaste ha tradito per denaro ed ora combatte per gli Orientali.
La battaglia volge a favore di Teodosio. Eugenio viene catturato e decapitato. Arbogaste fugge a cavallo ma, quando vede che tutte le vie di fuga sono bloccate, si suicida.
Quella che doveva essere la rivincita di Ponte Milvio, diventa la sconfitta definitiva del paganesimo.

Ercole non è riuscito a superare la sua tredicesima fatica.

 

La tredicesima fatica di Ercoleultima modifica: 2010-02-07T21:26:34+01:00da virclarissimus
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2 pensieri su “La tredicesima fatica di Ercole

  1. Si sa come finì invece la fatica di Ercole: Teodosio morì in seguito alle complicanze di una idropisia dovuta proprio al vento che lo fece vincere, l’Impero fu diviso in due, nel 410 Roma venne saccheggiata. Quando gli dèi intendono punire gli uomini non li uccidono, ma mandano loro Ate, l’accecamento che impedisce di distinguere il bene dal male, così che il criminale faccia giustizia di sé. Il Cristianesimo si rivelò così non la causa primaria della fine dell’Impero, ma la punizione (l’incapacità di discernimento per secoli) nei confronti di un popolo ingrato.

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