Anche Cesare vide gli Aurochs

Nel secolo scorso, per ingannare il tempo durante una vacanza scolastica, avevo imparato a riconoscere gli stemmi dei cantoni svizzeri. Solo adesso, grazie a Wikipedia, so che lo stemma di Uri (in figura) non rappresenta un toro, ma il ben più temibile aurochs.

Questi erano dei bovini enormi, antenati delle mandrie odierne, rimasti allo stato selvaggio. La spalla raggiungeva i due metri d’altezza ed il peso raggiungeva una tonnellata. Erano temuti non tanto per la loro dimensione, quanto per la loro indole combattiva. Furono raffigurati nei dipinti preistorici (vedi la foto dalla caverna di Lascaux) e furono citati da Giulio Cesare nel De Bello Gallico.
Furono usati nei combattimenti contro le bestie, di moda nell’impero romano. I cacciatori ed i nobili dell’antichità e del medioevo ricevevano un grande onore quando uccidevano questi animali pericolosi, fino a quando si accorsero che stavano estinguendo la specie. L’ultimo degli aurochs europei (una femmina) morì nel 1627 in una foresta polacca. Si estinsero anche altrove (India e Africa settentrionale) per motivi non ben conosciuti. Forse la loro estinzione non è dovuta interamente all’Uomo. L’osservazione seguente è mia: nel 1627 la popolazione umana in Europa era in fase di regresso, a causa delle pestilenze e della guerra dei Trent’anni.
Questa storia ha un seguito curioso: negli anni 20 del secolo scorso, due fratelli tedeschi tentarono di far rivivere gli aurochs tramite incroci fra razze discendenti da loro. Ottennero animali che hanno una qualche somiglianza esterna, pur essendo più piccoli, ma che non sono aurochs. Ora si tenta di clonare il DNA estratto dagli scheletri.

Anche Cesare vide gli Aurochsultima modifica: 2010-08-19T21:24:44+00:00da virclarissimus
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