La dea ebraica

Gli scritti dell’età del bronzo, ritrovati ad Ugarit (Siria), hanno gettato nuova luce sull’Antico Testamento. Si è visto che Israele ed Ugarit condividono la radice linguistica, le forme letterarie ed, in generale, la cultura della terra di Canaan, alla quale entrambi appartengono. La conoscenza del lessico ugaritico ha consentito di capire alcune parole arcaiche, presenti nei Proverbi e nei Salmi biblici, il cui significato era andato perso.

Nella teologia politeistica di Ugarit, il dio supremo è El, creatore del mondo e padre degli dei e degli uomini. Nella Bibbia, il vero dio è Yahweh, ma un altro suo nome è proprio El. Può sorgere il dubbio che alcuni brani biblici siano ancora legati al politeismo canaanita. Infatti ora gli studiosi concordano nell’affermare che il monoteismo ebraico si è sviluppato gradualmente e si è affermato pienamente solo all’epoca dell’esilio babilonese.

Nell’Antico Testamento il termine asherah compare varie volte e si pensava che indicasse un oggetto di culto: una specie di totem di legno posto davanti ai luoghi sacri. Invece la letteratura ugaritica ha consentito di capire che Asherah è una dea, anzi è la moglie di El e la madre degli dei e delle dee. Adesso viene il bello.

Nel 1975, quando il Sinai era occupato dall’esercito ebraico, un archeologo israeliano scoprì le rovine di un edificio, che anticamente (VIII secolo a.C.) 180px-Ajrud.jpgera un posto di ristoro per i visitatori di un tempio lì vicino. Vi trovò un’iscrizione in fenicio ed in ebraico che invocava la protezione di Yahweh e della sua Asherah. Vi trovò pure un vaso con un dipinto raffigurante una mucca col suo vitello: simbolo canaanita della dea madre. Inoltre il nome dell’autore dell’iscrizione rivela la sua origine ebrea. Sembra dunque che secondo la religione popolare (non secondo la religione biblica ufficiale) Yahweh avesse una consorte, assieme alla quale veniva adorato.

Quanto sopra è confermato, oltre che da ritrovamenti analoghi, anche dai papiri di epoca ellenistica trovati ad Elefantina (nell’Alto Egitto). Questi papiri furono scritti dalla potente comunità ebraica locale nell’arco di diversi secoli. Tra l’altro, vi si riferisce dell’invio di offerte al tempio di Salomone a Gerusalemme da parte del proprio tempio di Yahweh/Asherah. E’ anche strano che esistesse un tempio ebraico oltre a quello di Gerusalemme: evidentemente la nostra conoscenza del mondo antico è frammentaria.

Infine occorre ricordare che il profeta Geremia, strenuo difensore del monoteimo, si scagliò anche contro la Regina del Cielo che veniva adorata dai suoi compatrioti preparandole dei dolciumi.

In sintesi, il popolo ebraico ha adorato per secoli un dio composto da una parte maschile e da una parte femminile. Alla lunga, la predicazione instancabile dei profeti ha fatto prevalere un unico Dio trascendente; trascendente sì, ma non tanto, perché è rimasta la parte maschile!

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Uno dei papiri di Elefantina

 

La dea ebraicaultima modifica: 2010-01-08T21:37:00+00:00da virclarissimus
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